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La più vecchia 50 Km del mondo e la più grande ultramaratona in salita d'Italia, si corre per al prima volta nel 1976..
La Pistoia - Abetone si propone in Italia anche come motore di un percorso culturale più ampio, capace di coniugare i valori dello sport con quelli della salvaguardia dell'ambiente, del turismo, della cultura. Come filo di collegamento ideale tra la pianura e la montagna da vivere - grazie all'evento sportivo - in tutti i suoi aspetti, ma con un'attenzione particolare alla tutela di un patrimonio culturale e ambientale - quello Pistoiese - di tutto rilievo. Alla prima edizione parteciparono circa 450 atleti. Nel 1982 la manifestazione si internazionalizza: gli stranieri partecipano in buon numero. Provengono da sei diversi paesi europei.
La Pistoia - Abetone accresce la sua importanza
anno dopo anno. Lo testimonia il numero di partecipanti,
che aumenta ad ogni edizione. Nel 1993 gli atleti
partecipanti sono oltre 700.
Nel 1995 la manifestazione cresce ancora, ed è prova unica valida per il Campionato Italiano di Gran Fondo della Fidal e della Uisp.
Nel 1996 la Pistoia - Abetone ha visto la partecipazione di oltre 1000 podisti. Oltre ai Russi, agli Ungheresi, agli Slovacchi, vi parteciparono, per la prima volta, tre atleti della Bosnia Erzegovina. Stranieri provenienti da 15 paesi diversi, europei ed extra-europei.
L’edizione 2004 ha visto il più alto numero di atleti iscritti ai vari traguardi (1355) e classificati al traguardo finale di Abetone (619).
Nel 2005, anno della trentesima edizione della Pistoia-Abetone, Roberto Barbi ha battuto il record, che resisteva dal 1980, con il tempo di 3h 20’ 45”.
ARTIDORO BERTI, il primo a correre la Pistoia-Abetone
L'idea di correre la distanza che separa Pistoia dall'Abetone venne ad Artidoro Berti, un'idea che mise in pratica una domenica di fine ottobre del 1968. 53 Km corsi in assoluta solitudine, da solo per conoscere il proprio limite. Artidoro si prestava a dimostrare quanto fosse faticosa l'impresa del maratoneta. Sfidò se stesso fino in fondo; a 48 anni corse fino all'Abetone dove lo attendeva la folla e l’abbraccio di Zeno Colò che gli donò una medaglia ricordo di quella impresa, a nome della località appenninica. Ed è proprio sulla scia della sua impresa che qualche anno dopo la Pistoia-Abetone sarebbe diventata una classica del podismo italiano.
Ma chi era Artidoro Berti per compiere a quell'età un'impresa così grande? Lo incontrammo nella sua casa di Iano. Magrissimo con due occhietti vispi che la raccontavano lunga sulla sua vita. Un museo di ricordi, di successi sportivi che Artidoro aveva rilegato in un album dove ritagli di giornale nazionali raccontavano le sua performance. Un mito vivente conosciuto da tutti in città e nel mondo dell'atletica.
Berti è un uomo che ha macinato chilometri e che poi lasciava correre i ricordi delle sue imprese. "Ho partecipato alle Olimpiadi di Helsinky nel 1952 - raccontò - ma purtroppo ero reduce da una bronchite e non ho dato il massimo, mi sono piazzato al 32° posto".
Nel 1954 a Montecatini e nel 1955 a Napoli si aggiudicò per due volte consecutive il titolo di Campione Italiano e di maratona; "ero adatto per le lunghe distanze, forse è anche per questo motivo che ho voluto provare i 53 chilometri di montagna. A S:Marcello - continua Berti - sono entrato un po’ in crisi, ma l'ho superata bevendo. Non mi sono fermato!".
Per comprendere quanto fosse grande la passione di Berti - scomparso il 9 gennaio 2005, all’età di 85 anni - per la corsa ed in particolare per la 42 chilometri, basta chiedere alla figlia come si chiama. Lei porta il nome della grande passione del padre: "Maratona".
Il Memorial SERGIO POZZI
Della Pistoia Abetone è stato l'uomo dei record, alcuni dei quali resistono ancora ad oltre 20 anni di distanza .
Ed è stato il più grande testimonial per l'entusiasmo contagioso con il quale parlava sempre della nostra corsa, della "sua" corsa. Ovunque e con tutti.
Ecco perché la famiglia della Pistoia-Abetone non potrà mai dimenticare Sergio Pozzi, scomparso nel luglio del 1999 a soli 43 anni, ma vivo, vivissimo ancora nel ricordo di tutti noi.
Una giornata dedicata a Lui, sfortunato piccolo-grande-uomo scalatore di Rosignano.
Il cui nome rimarrà sempre legato alla nostra manifestazione.
E la cui presenza invisibile ma avvertibile sarà al fianco di tutti coloro che si cimenteranno negli anni con la scalata della "Montagna del Falco".
La "Pistoia-Abetone" di ROBERTO LOTTI, l'unico Pistoiese a vincerla.
Artidoro Berti l'ha inventata, misurandosi da solo sulla distanza degli allora 53 chilometri, ma questa manifestazione, diventata nel tempo un evento sportivo di livello nazionale, può essere considerata anche la gara di Roberto Lotti che nel 1976 ha tagliato il traguardo in 3 ore e 53' inaugurando con quella vittoria la prima edizione della Pistoia Abetone.
Roberto Lotti, fiore all'occhiello dell'atletica Pistoiese è molto conosciuto in città, sia per trascorso sportivo sia perché appartiene al corpo della Polizia Municipale da moltissimi anni.
"L'anno che si è corsa la prima Pistoia-Abetone – racconta – correvo per l'Atletica Pistoia. In quel periodo avevo corso una maratona ai campionati italiani ma non andò molto bene. Volli allora fare un esperimento su una gara di lunga distanza. Era il 18 luglio 1976, un caldo che si soffocava. In quella prima edizione il percorso prendeva la deviazione per Cutigliano, che allungava il percorso di circa 15 minuti aumentando così la fatica. L'anno successivo fu modificato, forse anche perché protestai molto", scherza.
“Vinsi con un minuto di vantaggio davanti ad un campione delle lunghe distanze, Baccaro, che aveva vinto la 100 Km del Passatore. Quella gara fu per me una bella esperienza. Una cosa che mi è rimasta impressa è la perdita di peso: sei chili in 53 km. Arrivai all'Abetone completamente disidratato.”
“L'anno successivo ottenni uno dei miei più bei risultati su lunghe distanze e fui convocato nella Nazionale di maratona. Ero stanco per la stagione sportiva e non mi ero preparato per partecipare alla 2a edizione, ma i miei amici mi convinsero alla Pistoia-Abetone. Era luglio, era caldo, ad un certo punto del percorso mi presero i crampi e arrivai secondo, dietro a Gennari, specialista delle lunghe distanze (giunse secondo, nonostante avesse conseguito il suo miglior tempo in questa gara: 3 ore e 46', ndr )”.
“Nella terza edizione, era il 1978 – continua Lotti – forse avevo curato un po' di più la preparazione e nonostante avessi una ferita ad un piede vinsi la gara, con sei minuti di vantaggio, in 3 ore e 48'. Il quarto anno partecipai alla gara che io definivo di allenamento di lungo lento. Ero in testa, arrivato a Pianosinatico fui colto da crampi molto forti e dovetti fermarmi.”
“Nel 1981 tornai su quei tornanti e arrivai terzo. Tirai tutta la gara al secondo posto, ma anche in quella occasione mi presero i crampi e dovetti cedere la seconda piazza. Dopo non ho più corso la Pistoia-Abetone.”
Lotti ha militato in molte società sportive dall'Atletica Pistoia alle Fiamme Gialle, dall'Orecchiella alla Paf Verona. Ha ottenuto successi nazionali e internazionali: atleta di spicco in maratona e nella corsa in montagna, la specialità dove è stato fra i primi cinque atleti italiani. Ha vinto otto titoli di campione d'Italia con le Polizie Municipali. Vanta un primato in Maratona di 2 ore 22". Nella sua carriera ha percorso 100.000 chilometri e vinto 195 gare fra quelle importanti e meno. "Corro ancora, non posso smettere - spiega Lotti - ed un rimpianto ce l'ho. E' quello di non essermi mai preparato a questa gara e di non sapere quale sarebbe stato, con un allenamento specifico, il mio effettivo valore".
Lotti vive alle Piastre e lavora alla Circoscrizione del paese. La montagna è il suo ambiente naturale e quelle strade che portano all'Abetone è come se le avesse inventate lui.
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