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Alcuni cenni storici sui comuni attraversati dalla manifestazione
 


PISTOIA

Pistoia, la più settentrionale tra le città toscane, sorge ai piedi della catena appenninica e il suo territorio è delimitato dal corso dei torrenti Brana ed Ombrone. La città, importante centro commerciale ed industriale, si lega profondamente alla ricca area metropolitana fiorentina nelle cui orbita economica indubbiamente gravita differenziandosene comunque per la particolare vocazione ortovivaistica. Città di fondazione romana, nota alle fonti sin dai primi del Il secolo a.c., vide consolidarsi il suo ruolo nel peculiare rapporto con la viabilità transappenninica; nell'Ager Pistoriensis fu fermato e sconfitto Catilina che, nel 62 a.c., fuggiva con i suoi seguaci verso la Gallia. Dell'età imperiale rimangono poche notizie mentre è ben nota la penetrazione delle popolazioni barbariche. La città nel V secolo subì il saccheggio dei Goti. La dominazione longobarda fu particolarmente significativa per Pistoia che, essendo prossima al confine bizantino, acquisì un rilevante ruolo strategico e fu sede di un Gastaldato direttamente dipendente dal sovrano. Una cortina difensiva cinse il centro di Pistoia, il cui tessuto urbano si era nel frattempo organizzato attorno alla piazza del Duomo e alla piazza della Sala ed il cui toponimo longobardo indica come qui fosse il centro politico della città. Le importanti istituzioni religiose che durante I' VIII secolo sorsero fuori della cerchia urbana segnarono le direttrici del successivo sviluppo urbano di Pistoia la cui vita, a partire dal IX secolo, si organizzò attorno alla corte vescovile. La nascita del Comune - i primi Consoli sono ricordati nel 1105 mentre nel 1158 si affermò il regime podestarile - arginò il potere del Vescovo il cui munito palazzo sorgeva presso la cattedrale. L'XI e il XII secolo furono contraddistinti dall'imponente crescita economica che, modificandone profondamente l'assetto, conferì alla città quell'aspetto spiccatamente romanico che ancora oggi ne è la principale caratteristica. Il Duomo, S. Andrea, S. Giovanni e S. Bartolomeo con le loro facciate policrome sono il segno distintivo della Pistoia comunale la cui nuova cinta muraria inglobò i sobborghi che si erano formati oltre la cortina difensiva longobarda. La crescita della colazione urbana unitamente alla massiccia penetrazione delle popolazioni rurali provenienti dalle campagne circostanti modificò profondamente la vita di Pistoia che, solidalmente alla potente crescita economica e in conseguenza di questa, dovette assistere all'affermarsi delle opposte fazioni Guelfa e Ghibellina le cui controversie si acuirono sino a sfociare in crudeli scontri armati dei quali furono protagoniste le potenti famiglie dei Panciatichi e dei Cancellieri prima Guelfi e Ghibellini poi, con la seconda metà del XIII secolo, Bianchi e Neri.
All'imponente crescita economica non corrispose uno sviluppo politico altrettanto vivace e il XIII secolo la cui ricchezza è testimoniata dai prestigiosi edifici che ancora oggi connotano il centro cittadino fu per la città un periodo di grave crisi politica durante il quale Pistoia si trovò compressa tra le potenti Firenze e Lucca che di frequente la coinvolsero negli scontri che le opponevano. L'alleanza tra le due città procurò a Pistoia una delle pagine più dolorose della sua storia: l'assedio del 1306 che le costò lacrime e sangue. Dopo le brevi signorie di Uguccione della Faggiola, di Vinciguerra Panciatichi e di Roberto d'Angiò, nel 1322 dovette sottostare al dominio di Castruccio Castracani signore di Lucca ed esponente del ghibellinismo italiano. Cacciato Castruccio che per riavere la città l'aveva sottoposta ad un durissimo assedio Pistoia entrò nell'orbita fiorentina;
prima nel 1329 quando dovette cedere parte del suo territorio e poi, definitivamente, nel 1351. Nel 1401 Firenze, temendo la defezione dei pistoiesi, si arrogò il diritto della nomina del Podestà e le sottrasse, con l'istituzione delle Podesterie di Serravalle di Larciano, di Agliana e di Tizzana, il controllo sul contado. Il XV secolo caratterizzato dal progressivo attenuarsi delle autonomie cittadine fu funestato dai numerosi scontri tra le fazioni rivali dei Panciatichi e dei Cancellieri ai quali mise fine l'intervento diretto di Firenze che in tal modo poté aggiudicarsi le ultime cariche di rilievo della città. Sotto il dominio mediceo Pistoia visse in pace e la sua economia seppure modesta rimase sostanzialmente prospera, ne rendono testimonianza i numerosi palazzi gentilizi che nobilitano le vie e le piazze cittadine. Durante il dominio lorenese Pistoia visse anni floridi e la sua vita religiosa fu caratterizzata dalla presenza del vescovo Scipione de' Ricci che, di concordia con il Granduca, ne riorganizzò la vita diocesana convocando poi un Sinodo celebre per le tesi di riforma giansenista delle quali il clero pistoiese si dichiarò sostenitore. Durante il dominio napoleonico la città fece parte del Dipartimento dell'Arno e dopo l'Unità d'Italia, fu unita alla Provincia di Firenze per divenire entità amministrativa autonoma soltanto nel 1927.
Durante la seconda guerra mondiale la città è stata un centro di vivace reazione antitedesca e le sue campagne oggetto di durissime rappresaglie.

SAN MARCELLO

Sede del Comune: San Marcello Pistoiese (623 mt. s.l.m.) Frazioni: Campotizzoro (715 mt. s.l.m.), Bardalone (750 mt. s.l.m.), Limestre (630 mt. s.l.m.), Maresca (800 mt. s.l.m.), Gavinana (819 mt. s.l.m.), Mammiano (600 mt. s.l.m.), Lizzano (725 mt. s.l.m.), Spignana (750 mt. s.l.m.), Vizzaneta (775 mt. s.l.m.).
Tra coloro che abitarono le valli dell'odierno comprensorio di San Marcello, la prima popolazione di cui rimangono tracce fu quella dei liguri, anche se il nome del capoluogo sembra piuttosto derivare dalla più tardiva presenza dei romani, che nel Il secolo a. C. a seguito delle guerre di conquista, si erano sostituiti ai primi abitanti di queste terre. E' lo storico latino Tito Livio a suggerire un legame tra il toponimo Marcello e il console romano Marco Claudio Marcello, che in questa zona avrebbe
Appunto insediato il Castrum Marcelli. Risale invece al V secolo la dizione San Marcello, allorché il pontefice omonimo, martirizzato nel 310 d.C., divenne patrono di questo insediamento montano.
Benché in età longobarda avessero una grande importanza i percorsi di crinale che collegavano le città di Pistoia e di Modena, San Marcello acquistò particolare rilievo soltanto nell'XI. secolo, quando entrò a far parte dei possedimenti feudali dei conti Guidi, assieme alle terre di Gavinana, Popiglio e Piteglio. Fu allora che iniziò a formarsi il primo nucleo urbano, strutturato secondo un'interessante configurazione circolare. Con l'avanzare del XII secolo il Comune di Pistoia estese il proprio controllo su gran parte dei territori montani, come dimostra il fatto che alla metà del Xlll secolo San Marcello, Gavinana e Lizzano risultano saldamente inserite tra le comunità sottoposte alla giurisdizione di Pistoia. Lizzano. ultima tappa importante, prima del confine, sulla via per Modena, continuò a rivestire un ruolo particolarmente significativo, testimoniato tra l'altro dall'esistenza di una pieve, la più antica e la più alpestre della valle del fiume Lima.
Tra i molti castelli e fortilizi che costellavano le alture di questo territorio in età comunale la duecentesca fortezza di Castel di Mura, sorta su di uno sperone roccioso del Monte Castello tra San Marcello e Lizzano, rappresentava un importante punto di forza del sistema difensivo della montagna superiore, poiché, inaccessibile da tre lati, controllava la strada per Modena, dominava gran parte della valle del torrente Lima ed era in rapporto visivo con i castelli di San Marcello, Lizzano, Spignana, Lancisa e Popiglio. Oggi del munito fortilizio, rimangono soltanto pochi resti inaccessibili.
Tra la fine del Duecento e la prima metà del Trecento la montagna fu, come Pistoia, travagliata da gravi disordini sociali alimentati dal conflitto tra le due contrapposte fazioni dei Guelfi: quelli di parte Bianca e quelli di parte Nera. San Marcello, di parte Nera come altri centri montani, nel 1294 si schierò contro la Bianca Pistoia rispondendo all'incitamento di Vanni Fucci, quel personaggio che Dante Alighieri, nella Divina Commedia, chiamò bestia per la bassezza dei suoi delitti. La facinorosa montagna fu pacificata con l'aiuto di Firenze, ma presto dilagarono nuove rivolte, fomentate dalle principali famiglie magnatizie pistoiesi. Da questa situazione trasse profitto il condottiero Castruccio Castracani che, avanzando da Lucca, raggiunse San Marcello dove venne accolto con grande entusiasmo. Con la morte di Castruccio, avvenuta nel 1328, si riaccesero le rivalità tra le famiglie pistoiesi, ma vi pose fine Firenze, che da tale momento impose il proprio controllo su tutta la montagna pistoiese con l'istituzione di un'autorità militare dotata di poteri giuridici: il Capitano della Montagna. Il periodo del controllo fiorentino fu segnato da un grave fatto d'armi in cui trovò la morte Francesco Ferrucci, valoroso capitano delle milizie repubblicane fiorentine. Il condottiero il primo agosto del 1530, prima di ripartire verso Gavinana incontro alla battaglia decisiva contro le truppe imperiali, tenne a San Marcello, in una piccola casa tuttora esistente sulla via per Gavinana l'ultimo consiglio di guerra. In quell'occasione la retroguardia delle milizie repubblicane devastò ed incendiò il paese, che era di parte medicea, per non avere alle spalle potenziali nemici. I nomi di Porta Arsa e di Piazzetta Bruciata tengono ancora vivo nella memoria collettiva il ricordo della tragedia.
Il XVIII secolo fu per San Marcello, come per tutta la montagna pistoiese, il periodo di maggior sviluppo economico e sociale in virtù delle grandi riforme promosse da Pietro Leopoldo di Lorena. La costruzione della nuova Strada Regia Modenese (1766-1781) esercitò una positiva influenza sull'intera economia del territorio montano, offrendo nuove opportunità di sfruttamento delle risorse tipiche della zona, acqua e legname, che consentirono un notevole sviluppo dell'attività siderurgica. La nuova strada modificò profondamente l'assetto urbano di San Marcello, poiché la singolare struttura concentrica venne tagliata in due, trasformando il borgo, in luogo di sosta e di scambio lungo il nuovo tracciato transappenninico. Tale ruolo territoriale favori l'espansione del centro abitato oltre la cerchia delle antiche mura.
Una serie di riforme economiche e amministrative favorì assai San Marcello che acquisì sempre maggiore importanza nella montagna pistoiese, finché nel 1865 divenne Comune del Regno d'Italia.
Dal periodo lorenese fino al secondo dopoguerra le attività economiche hanno gravitato intorno ad attività industriali come la lavorazione del ferro o la produzione della carta, ne sono prova le numerose ferriere, le officine della Società Metallurgica Italiana e la cartiera Cini.
Oggi, oltre a una serie di attività economiche legate al, commercio, all'artigianato e al terziario poste a servizio di tutta la montagna, la vocazione prevalente del Comune di San Marcello è quella turistica


PITEGLIO

Sede del Comune: Piteglio (698 mt. Slm).
Frazioni: Calamecca (692 mt. Slm), Casa di Monte (750 mt. Slm), Crespole (682 mt. Slm), La Lima (450 mt. Slm), Lanciole (615 mt. Slm), Migliorini (500 mt slm), Popiglio (523 mt. Slm), Prataccio (850 mt. Slm), Prunetta (958 mt. Slm).
Il territorio del comune di Piteglio, prevalentemente boscoso e punteggiate di antichi incastellamenti, si estende in un'area montana di media altitudine, tutt'oggi caratterizzata da un'imponente estensione forestali castelli medievali di Piteglio, Popiglio, Prunetta, Crespole, Lanciole e Calamecca, tutti legati agli antichi tracciati viari, conservano intatto l'antico assetto urbano in una zona medio-montana che non ha ancora conosciuto quella crescita economia e turistica che ha potentemente mutato zone montane limitrofe. Piteglio, arroccato sul crinale appenninico a dominio delle valli dei torrenti Lima, Liesina e Torbecchia, è documentato dal XII secolo come fortilizio sull'importante strada transappenninica che collegava Pistoia alla Garfagnana.
Il castello, possesso vescovile prima, poi feudo dei Conti Guidi, passò nel XIII secolo sotto la giurisdizione di Pistoia e. condivise con gli altri castelli montani le aspre contese che travagliavano la città egemone. I Sanguinosi conflitti che opposero ai primi del Trecento i Pistoiesi ai Lucchesi coinvolsero pesantemente i castelli di Piteglio e di Popiglio. Popiglio, per la sua posizione strategica sul confine saccheggiato dai lucchesi una prima volta nel 1302 e una seconda volta nel 322, quando il lucchese Castruccio Castracani se ne impadronì, tenendolo sino alla morte avvenuta nel 1328.La seconda metà del XIV secolo fu per i comuni della montagna caratterizzata da particolari tensioni alimentate dalle continue scorrerie delle fazioni rivali, che dalla città di Pistoia dilagavano per i castelli. Nonostante l'egemonia fiorentina si fosse andata rafforzando con l'istituzione del Capitanato della Montagna, per tutto il XV secolo i castelli parteciparono ai conflitti che opponevano le due potenti famiglie pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri, sino a che, imposta la pace ai primi del XVI secolo anche Piteglio, Popiglio e gli altri castelli divennero dominio granducale anche se l'avvento pacificatore del granducato mediceo non migliorò di molto la situazione delle popolazioni montane, spaventosamente impoverite da decenni di scontri. Ancora alla fine del XVI secolo le condizioni di vita erano misere, la penuria alimentare era endemica e l'economia agricola legata in maniera inscindibile all’andamento climatico. Tale situazione si protrasse pressoché invariata per tutto il XVII secolo, poiché solo con le riforme amministrative di Pietro Leopoldo ai Lorena e con quelle ecclesiali del vescovo Scipione de' Ricci le regioni montane poterono adeguare le proprie strutture economiche Tra i provvedimenti che si rivelarono di interesse vitale vi fu certamente l'apertura della nuova strada modenese che, contribuendo a rendere meno aspro l'isolamento di cui soffrivano le popolazioni montane, incrementò lo sviluppo dell'attività siderurgica. D'altro canto Scipione de' Ricci, con la revisione dei confini diocesani e l'istituzione dei nuovi confini parrocchiali, aveva dato il proprio contribuito alla riorganizzazione dei territori montani. Con il XIX secolo la montagna pistoiese tornò a vivere anni di sostanziale emarginazione economica. Le popolazioni si videro costrette ad abbandonare le case in cerca di migliore fortuna e il progressivo spopolamento non venne arginato ne' dalla costruzione della nuova ferrovia porrettana, inaugurata nel 1864, né da quella della linea Pracchia - San Marcello - Mammiano del 1926. Solo dal secondo dopoguerra, con la crescita dell'industria turistica, alcune località hanno visto nascere nuove attività economiche mentre altre operano attivamente per uscire da una crisi che si è protratta per molti, troppi anni.


CUTIGLIANO

Sede del Comune: Cutigliano (670 mt. S.l.m.)
Frazioni: Melo (1007 mt. s.l.m.), Pian degli Ontani (858 mt. s.l.m.), Pian di Novello (1125 mt. s.l.m.), Pianosinatico (948 mt. s.l.m.), Rivoreta (900 mt. s.l.m.).
Il Comune di Cutigliano, confinante a nord con la Provincia di Modena, comprende i centri di Cutigliano, Melo, Pian degli Ontani, Pianosinatico, Pian di Novello e Rivoreta, tutti immersi in un ambiente montano dì grande fascino tra le cime del Libro Aperto, del Monte Spigolino, del Monte Cimone e le valli dei torrenti Lima e Sestaione.
Il territorio montano a Nord-Ovest di Pistoia, abitato sin dall'età preistorica, fu occupato dai Liguri e poi, dal Il secolo a.C., dai Romani. L'interesse per questo settore della montagna deriva certamente dal particolare assetto del territorio; la frequenza di punti di valico originò importanti vie di comunicazione note sin dall'antichità.
Lo stesso Catilina, in fuga nel 62 a C. verso la Gallia Cisalpina, avrebbe seguito un percorso lungo la valle della Lima e, secondo una delle tradizioni più note, sarebbe caduto in battaglia nei pressi di Cutigliano, che da lui deriverebbe il nome.
In età longobarda è documentata l'esistenza di un importante tracciato viario che, passando da Cutigliano, valicava il passo della Croce Arcana per dirigersi a settentrione dopo aver trovato un punto di sosta a Fanano, di là dal crinale, ove un monastero con annesso ospizio è documentato sin dall'anno 752. Proprio alla posizione favorevole in rapporto alla viabilità deve il suo sviluppo il borgo di Cutigliano, che, come ancora dimostra la torre campanaria della chiesa di S. Bartolomeo, divenne parte di un vasto sistema di torri di avvistamento e castelli che il Comune di Pistoia volle creare a difesa di queste terre. La montagna, durante i secoli XIII e XIV, fu coinvolta nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini e tra Bianchi e Neri, finché la Bianca Pistoia, ristabilito l'ordine nei comuni soggetti, non subì prima la sconfitta da parte delle truppe fiorentine e poi la Signoria di Castruccio degli Antelminelli, che si estese ai principali borghi fortificati montani. Poco dopo la morte del condottiero, avvenuta nel 1328, Pistoia passò definitivamente sotto il controllo fiorentino e così anche la montagna, che fu posta sotto il controllo del Capitanato della Montagna, che ebbe funzioni militari, amministrative e giudiziarie. La sede di tale istituzione fu prima a Lizzano, poi a Castel di Mura e solamente dal 1373 a Cutigliano ove, allo scopo, fu costruito il Palazzo dei Capitani. Il principale e più difficile compito di tale magistratura fu sicuramente quello di mantenere l'ordine in questa zona, che, terra di confine, si era rivelata un focolaio di continue ribellioni e di atti di banditismo.
Sotto il dominio fiorentino Cutigliano e gli altri comuni montani furono rapidamente pacificati, ma tale equilibrio rivelò tutta la sua fragilità allorché, a cavallo tra il XV e il XVI secolo, le popolazioni locali furono coinvolte nelle nuove e sanguinose lotte che opponevano le famiglie pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri. Finalmente, nel periodo del Granducato Mediceo, la Montagna Pistoiese ricevette un nuovo assetto amministrativo, destinato a rimanere invariato per ben due secoli. Cosimo I infatti, nel 1556, trasformò il Capitanato in magistratura autonoma alle dirette dipendenze dell'autorità del Granduca, il quale si arrogò il diritto di scegliere personalmente il Rettore.
Con l'avvento dei Lorena e di Pietro Leopoldo, importanti riforme interessarono la Montagna Pistoiese: fu abolita la carica di Capitano, e il Vicario, magistrato di nuova nomina, ebbe la residenza a San Marcello.
In seguito a tali eventi il palazzo di Cutigliano mantenne esclusivamente la funzione di sede amministrativa. Al periodo lorenese risale l'apertura della nuova strada progettata dall'abate Leonardo Ximenes tra il 1766 e il 1778 che, superato il valico dell'Abetone, collegò Pistoia a Modena. Tale infrastruttura determinò la decadenza dei più antichi tracciati viari, ma nello stesso tempo favorì lo sviluppo di un certo numero di attività legate allo sfruttamento delle principali risorse della zona: acqua e legname. Dall'istituzione del Comune di Cutigliano, avvenuta nel 1865, ad oggi l'economia del comprensorio si è profondamente modificata, privilegiando una crescente vocazione turistica, che ha reso l'intero comprensorio meta assai frequentata per soggiorni estivi e invernali.
Capoluogo del Comune: Pistoia (65 mt. slm)
Frazioni: Collina (932 mt. slm), Valdibrana, Capostrada, Candeglia, Pontenuovo, Santomato, Chiazzano, Bonelle, Bottegone, Masiano, Ramini, Spazzavento, Pontelungo, Gello, Cireglio, Le Piastre (740 mt. slm), Le Grazie, Piteccio, Sanmommè (553 mt. sim), Pracchia (616 mt. Slm).


ABETONE

Abetone deriva il proprio nome da un enorme abete, tanto grande da non poter essere abbracciato neppure da sei persone con le braccia tese, che venne abbattuto per far posto alla settecentesca strada Modenese. Prima di allora la località era nota come Boscolungo, nome che oggi identifica una delle frazioni del comprensorio comunale. Se la storia del primo nucleo abitato dell'Abetone è strettamente legata alla vicenda della via Modenese, i crinali appenninici circostanti furono interessati gin dall'antichità da importanti vie di collegamento Sono difatti noti, almeno dall'età romana, itinerari transappenninici che, attraversare le montagne del pistoiese, collegavano il nord e il sud della penisola: sembra infatti che Annibale abbia utilizzato queste vie per scendere in Etruria Anche se non conosciamo con esattezza il valico scelto dal condottiero cartaginese, una tradizione locale lo identificherebbe con l'alta Val di Luce, a Nord-Ovest dell'Abetone, dove si trova a 1798 mt. di quota, il cosiddetto Passo di Annibale.
Nonostante i valichi appenninici siano sempre stati frequentati, soltanto nel 1732 si pose mano ad un primo progetto per una strada che, attraverso le alte cime, congiungesse Pistoia con Emilia Romagna. La nuova strada, voluta dal Granduca Gian Gastone dei Medici, fu però resa carrabile soltanto da Pistoia a Capostrada. Terra di confine tra il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena e la Repubblica di Lucca, la foresta dell'Abetone divenne meta privilegiata di fuggiaschi di ogni genere, che tra i boschi dell'Appennino trovavano comodi rifugi e facili vie di fuga.
Con l'apertura della via Modenese, non solo sorsero fabbriche e locande, ma intere famiglie di contadini, ai quali erano stati concessi terreni dove costruire la propria casa, si trasferirono in montagna per provvedere al mantenimento della strada dando così via agli insediamenti che oggi costituiscono il Comune di Abetone. L'Unità d'Italia segnò un momento critico per l'Abetone, quando la scomparsa dei confini portò all'abolizione delle dogane e quindi del traffico ad esse connesso. A partire dal 1864, data dell'inaugurazione della Ferrovia Porrettana, la strada Modenese perse la funzione di principale collegamento tra la Toscana e l'Emilia-Romagna. Gli anni dell'Ottocento e i primi di questo secolo furono certamente di crisi e l'economia locale rimase essenzialmente legata al lavoro dei boschi e alla produzione di carbone.

Il primo sciatore si presentò in paese nel 1904, ma di turismo si cominciò a parlare quando l'Abetone venne "scoperto" da alcune famiglie della nobiltà italiana: tra coloro che vi soggiornarono si ricorda Giacomo Puccini, che vi possedette una villa. Un primo vero impulso turistico l'Abetone lo conobbe negli anni Trenta, quando l'ingegnere Lapo Farinati degli Uberti promosse lo sviluppo della Valle delle Pozze (oggi Val di Luce), con progetti che miravano alla realizzazione di un grande centro sciistico, con alberghi, piste ed impianti di risalita. Il secondo conflitto mondiale interruppe definitivamente i lavori nella Valle delle Pozze e per l'effettiva valorizzazione del comprensorio Si sono dovuti attendere anni più recenti, quando, anche grazie alla fama dei grandi campioni di sci Zeno Colò, Cellina Seghi e Vittorio Chierroni, l'Abetone si trasformato in una delle più celebri stazioni sciistiche d’Italia. Ai grandi sportivi sono dedicate cinque delle quaranta piste da sci che scendono dai versanti de Le Regine, del Sestaione (1309 mt. s.l.m.), del Passo della Selletta (1711 mt. slm.), del Passo della Fariola (1753 mt. s.l.m.), del passo di Annibale (1735 mt. slm.), del Monte Gomito (1892 mt s.1.m.) e di Faidello (1288 mt. slm.). L'Abetone è comune autonomo dal 1936.


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