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PISTOIA
Pistoia, la più settentrionale tra le
città toscane, sorge ai piedi della catena
appenninica e il suo territorio è delimitato
dal corso dei torrenti Brana ed Ombrone. La città,
importante centro commerciale ed industriale,
si lega profondamente alla ricca area metropolitana
fiorentina nelle cui orbita economica indubbiamente
gravita differenziandosene comunque per la particolare
vocazione ortovivaistica. Città di fondazione
romana, nota alle fonti sin dai primi del Il secolo
a.c., vide consolidarsi il suo ruolo nel peculiare
rapporto con la viabilità transappenninica;
nell'Ager Pistoriensis fu fermato e sconfitto
Catilina che, nel 62 a.c., fuggiva con i suoi
seguaci verso la Gallia. Dell'età imperiale
rimangono poche notizie mentre è ben nota
la penetrazione delle popolazioni barbariche.
La città nel V secolo subì il saccheggio
dei Goti. La dominazione longobarda fu particolarmente
significativa per Pistoia che, essendo prossima
al confine bizantino, acquisì un rilevante
ruolo strategico e fu sede di un Gastaldato direttamente
dipendente dal sovrano. Una cortina difensiva
cinse il centro di Pistoia, il cui tessuto urbano
si era nel frattempo organizzato attorno alla
piazza del Duomo e alla piazza della Sala ed il
cui toponimo longobardo indica come qui fosse
il centro politico della città. Le importanti
istituzioni religiose che durante I' VIII secolo
sorsero fuori della cerchia urbana segnarono le
direttrici del successivo sviluppo urbano di Pistoia
la cui vita, a partire dal IX secolo, si organizzò
attorno alla corte vescovile. La nascita del Comune
- i primi Consoli sono ricordati nel 1105 mentre
nel 1158 si affermò il regime podestarile
- arginò il potere del Vescovo il cui munito
palazzo sorgeva presso la cattedrale. L'XI e il
XII secolo furono contraddistinti dall'imponente
crescita economica che, modificandone profondamente
l'assetto, conferì alla città quell'aspetto
spiccatamente romanico che ancora oggi ne è
la principale caratteristica. Il Duomo, S. Andrea,
S. Giovanni e S. Bartolomeo con le loro facciate
policrome sono il segno distintivo della Pistoia
comunale la cui nuova cinta muraria inglobò
i sobborghi che si erano formati oltre la cortina
difensiva longobarda. La crescita della colazione
urbana unitamente alla massiccia penetrazione
delle popolazioni rurali provenienti dalle campagne
circostanti modificò profondamente la vita
di Pistoia che, solidalmente alla potente crescita
economica e in conseguenza di questa, dovette
assistere all'affermarsi delle opposte fazioni
Guelfa e Ghibellina le cui controversie si acuirono
sino a sfociare in crudeli scontri armati dei
quali furono protagoniste le potenti famiglie
dei Panciatichi e dei Cancellieri prima Guelfi
e Ghibellini poi, con la seconda metà del
XIII secolo, Bianchi e Neri.
All'imponente crescita economica non corrispose
uno sviluppo politico altrettanto vivace e il
XIII secolo la cui ricchezza è testimoniata
dai prestigiosi edifici che ancora oggi connotano
il centro cittadino fu per la città un
periodo di grave crisi politica durante il quale
Pistoia si trovò compressa tra le potenti
Firenze e Lucca che di frequente la coinvolsero
negli scontri che le opponevano. L'alleanza tra
le due città procurò a Pistoia una
delle pagine più dolorose della sua storia:
l'assedio del 1306 che le costò lacrime
e sangue. Dopo le brevi signorie di Uguccione
della Faggiola, di Vinciguerra Panciatichi e di
Roberto d'Angiò, nel 1322 dovette sottostare
al dominio di Castruccio Castracani signore di
Lucca ed esponente del ghibellinismo italiano.
Cacciato Castruccio che per riavere la città
l'aveva sottoposta ad un durissimo assedio Pistoia
entrò nell'orbita fiorentina;
prima nel 1329 quando dovette cedere parte del
suo territorio e poi, definitivamente, nel 1351.
Nel 1401 Firenze, temendo la defezione dei pistoiesi,
si arrogò il diritto della nomina del Podestà
e le sottrasse, con l'istituzione delle Podesterie
di Serravalle di Larciano, di Agliana e di Tizzana,
il controllo sul contado. Il XV secolo caratterizzato
dal progressivo attenuarsi delle autonomie cittadine
fu funestato dai numerosi scontri tra le fazioni
rivali dei Panciatichi e dei Cancellieri ai quali
mise fine l'intervento diretto di Firenze che
in tal modo poté aggiudicarsi le ultime
cariche di rilievo della città. Sotto il
dominio mediceo Pistoia visse in pace e la sua
economia seppure modesta rimase sostanzialmente
prospera, ne rendono testimonianza i numerosi
palazzi gentilizi che nobilitano le vie e le piazze
cittadine. Durante il dominio lorenese Pistoia
visse anni floridi e la sua vita religiosa fu
caratterizzata dalla presenza del vescovo Scipione
de' Ricci che, di concordia con il Granduca, ne
riorganizzò la vita diocesana convocando
poi un Sinodo celebre per le tesi di riforma giansenista
delle quali il clero pistoiese si dichiarò
sostenitore. Durante il dominio napoleonico la
città fece parte del Dipartimento dell'Arno
e dopo l'Unità d'Italia, fu unita alla
Provincia di Firenze per divenire entità
amministrativa autonoma soltanto nel 1927.
Durante la seconda guerra mondiale la città
è stata un centro di vivace reazione antitedesca
e le sue campagne oggetto di durissime rappresaglie.
SAN
MARCELLO
Sede del Comune: San Marcello Pistoiese (623
mt. s.l.m.) Frazioni: Campotizzoro (715 mt. s.l.m.),
Bardalone (750 mt. s.l.m.), Limestre (630 mt.
s.l.m.), Maresca (800 mt. s.l.m.), Gavinana (819
mt. s.l.m.), Mammiano (600 mt. s.l.m.), Lizzano
(725 mt. s.l.m.), Spignana (750 mt. s.l.m.), Vizzaneta
(775 mt. s.l.m.).
Tra coloro che abitarono le valli dell'odierno
comprensorio di San Marcello, la prima popolazione
di cui rimangono tracce fu quella dei liguri,
anche se il nome del capoluogo sembra piuttosto
derivare dalla più tardiva presenza dei
romani, che nel Il secolo a. C. a seguito delle
guerre di conquista, si erano sostituiti ai primi
abitanti di queste terre. E' lo storico latino
Tito Livio a suggerire un legame tra il toponimo
Marcello e il console romano Marco Claudio Marcello,
che in questa zona avrebbe
Appunto insediato il Castrum Marcelli. Risale
invece al V secolo la dizione San Marcello, allorché
il pontefice omonimo, martirizzato nel 310 d.C.,
divenne patrono di questo insediamento montano.
Benché in età longobarda avessero
una grande importanza i percorsi di crinale che
collegavano le città di Pistoia e di Modena,
San Marcello acquistò particolare rilievo
soltanto nell'XI. secolo, quando entrò
a far parte dei possedimenti feudali dei conti
Guidi, assieme alle terre di Gavinana, Popiglio
e Piteglio. Fu allora che iniziò a formarsi
il primo nucleo urbano, strutturato secondo un'interessante
configurazione circolare. Con l'avanzare del XII
secolo il Comune di Pistoia estese il proprio
controllo su gran parte dei territori montani,
come dimostra il fatto che alla metà del
Xlll secolo San Marcello, Gavinana e Lizzano risultano
saldamente inserite tra le comunità sottoposte
alla giurisdizione di Pistoia. Lizzano. ultima
tappa importante, prima del confine, sulla via
per Modena, continuò a rivestire un ruolo
particolarmente significativo, testimoniato tra
l'altro dall'esistenza di una pieve, la più
antica e la più alpestre della valle del
fiume Lima.
Tra i molti castelli e fortilizi che costellavano
le alture di questo territorio in età comunale
la duecentesca fortezza di Castel di Mura, sorta
su di uno sperone roccioso del Monte Castello
tra San Marcello e Lizzano, rappresentava un importante
punto di forza del sistema difensivo della montagna
superiore, poiché, inaccessibile da tre
lati, controllava la strada per Modena, dominava
gran parte della valle del torrente Lima ed era
in rapporto visivo con i castelli di San Marcello,
Lizzano, Spignana, Lancisa e Popiglio. Oggi del
munito fortilizio, rimangono soltanto pochi resti
inaccessibili.
Tra la fine del Duecento e la prima metà
del Trecento la montagna fu, come Pistoia, travagliata
da gravi disordini sociali alimentati dal conflitto
tra le due contrapposte fazioni dei Guelfi: quelli
di parte Bianca e quelli di parte Nera. San Marcello,
di parte Nera come altri centri montani, nel 1294
si schierò contro la Bianca Pistoia rispondendo
all'incitamento di Vanni Fucci, quel personaggio
che Dante Alighieri, nella Divina Commedia, chiamò
bestia per la bassezza dei suoi delitti. La facinorosa
montagna fu pacificata con l'aiuto di Firenze,
ma presto dilagarono nuove rivolte, fomentate
dalle principali famiglie magnatizie pistoiesi.
Da questa situazione trasse profitto il condottiero
Castruccio Castracani che, avanzando da Lucca,
raggiunse San Marcello dove venne accolto con
grande entusiasmo. Con la morte di Castruccio,
avvenuta nel 1328, si riaccesero le rivalità
tra le famiglie pistoiesi, ma vi pose fine Firenze,
che da tale momento impose il proprio controllo
su tutta la montagna pistoiese con l'istituzione
di un'autorità militare dotata di poteri
giuridici: il Capitano della Montagna. Il periodo
del controllo fiorentino fu segnato da un grave
fatto d'armi in cui trovò la morte Francesco
Ferrucci, valoroso capitano delle milizie repubblicane
fiorentine. Il condottiero il primo agosto del
1530, prima di ripartire verso Gavinana incontro
alla battaglia decisiva contro le truppe imperiali,
tenne a San Marcello, in una piccola casa tuttora
esistente sulla via per Gavinana l'ultimo consiglio
di guerra. In quell'occasione la retroguardia
delle milizie repubblicane devastò ed incendiò
il paese, che era di parte medicea, per non avere
alle spalle potenziali nemici. I nomi di Porta
Arsa e di Piazzetta Bruciata tengono ancora vivo
nella memoria collettiva il ricordo della tragedia.
Il XVIII secolo fu per San Marcello, come per
tutta la montagna pistoiese, il periodo di maggior
sviluppo economico e sociale in virtù delle
grandi riforme promosse da Pietro Leopoldo di
Lorena. La costruzione della nuova Strada Regia
Modenese (1766-1781) esercitò una positiva
influenza sull'intera economia del territorio
montano, offrendo nuove opportunità di
sfruttamento delle risorse tipiche della zona,
acqua e legname, che consentirono un notevole
sviluppo dell'attività siderurgica. La
nuova strada modificò profondamente l'assetto
urbano di San Marcello, poiché la singolare
struttura concentrica venne tagliata in due, trasformando
il borgo, in luogo di sosta e di scambio lungo
il nuovo tracciato transappenninico. Tale ruolo
territoriale favori l'espansione del centro abitato
oltre la cerchia delle antiche mura.
Una serie di riforme economiche e amministrative
favorì assai San Marcello che acquisì
sempre maggiore importanza nella montagna pistoiese,
finché nel 1865 divenne Comune del Regno
d'Italia.
Dal periodo lorenese fino al secondo dopoguerra
le attività economiche hanno gravitato
intorno ad attività industriali come la
lavorazione del ferro o la produzione della carta,
ne sono prova le numerose ferriere, le officine
della Società Metallurgica Italiana e la
cartiera Cini.
Oggi, oltre a una serie di attività economiche
legate al, commercio, all'artigianato e al terziario
poste a servizio di tutta la montagna, la vocazione
prevalente del Comune di San Marcello è
quella turistica
PITEGLIO
Sede del Comune: Piteglio (698 mt. Slm).
Frazioni: Calamecca (692 mt. Slm), Casa di Monte
(750 mt. Slm), Crespole (682 mt. Slm), La Lima
(450 mt. Slm), Lanciole (615 mt. Slm), Migliorini
(500 mt slm), Popiglio (523 mt. Slm), Prataccio
(850 mt. Slm), Prunetta (958 mt. Slm).
Il territorio del comune di Piteglio, prevalentemente
boscoso e punteggiate di antichi incastellamenti,
si estende in un'area montana di media altitudine,
tutt'oggi caratterizzata da un'imponente estensione
forestali castelli medievali di Piteglio, Popiglio,
Prunetta, Crespole, Lanciole e Calamecca, tutti
legati agli antichi tracciati viari, conservano
intatto l'antico assetto urbano in una zona medio-montana
che non ha ancora conosciuto quella crescita economia
e turistica che ha potentemente mutato zone montane
limitrofe. Piteglio, arroccato sul crinale appenninico
a dominio delle valli dei torrenti Lima, Liesina
e Torbecchia, è documentato dal XII secolo
come fortilizio sull'importante strada transappenninica
che collegava Pistoia alla Garfagnana.
Il castello, possesso vescovile prima, poi feudo
dei Conti Guidi, passò nel XIII secolo
sotto la giurisdizione di Pistoia e. condivise
con gli altri castelli montani le aspre contese
che travagliavano la città egemone. I Sanguinosi
conflitti che opposero ai primi del Trecento i
Pistoiesi ai Lucchesi coinvolsero pesantemente
i castelli di Piteglio e di Popiglio. Popiglio,
per la sua posizione strategica sul confine saccheggiato
dai lucchesi una prima volta nel 1302 e una seconda
volta nel 322, quando il lucchese Castruccio Castracani
se ne impadronì, tenendolo sino alla morte
avvenuta nel 1328.La seconda metà del XIV
secolo fu per i comuni della montagna caratterizzata
da particolari tensioni alimentate dalle continue
scorrerie delle fazioni rivali, che dalla città
di Pistoia dilagavano per i castelli. Nonostante
l'egemonia fiorentina si fosse andata rafforzando
con l'istituzione del Capitanato della Montagna,
per tutto il XV secolo i castelli parteciparono
ai conflitti che opponevano le due potenti famiglie
pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri, sino
a che, imposta la pace ai primi del XVI secolo
anche Piteglio, Popiglio e gli altri castelli
divennero dominio granducale anche se l'avvento
pacificatore del granducato mediceo non migliorò
di molto la situazione delle popolazioni montane,
spaventosamente impoverite da decenni di scontri.
Ancora alla fine del XVI secolo le condizioni
di vita erano misere, la penuria alimentare era
endemica e l'economia agricola legata in maniera
inscindibile all’andamento climatico. Tale
situazione si protrasse pressoché invariata
per tutto il XVII secolo, poiché solo con
le riforme amministrative di Pietro Leopoldo ai
Lorena e con quelle ecclesiali del vescovo Scipione
de' Ricci le regioni montane poterono adeguare
le proprie strutture economiche Tra i provvedimenti
che si rivelarono di interesse vitale vi fu certamente
l'apertura della nuova strada modenese che, contribuendo
a rendere meno aspro l'isolamento di cui soffrivano
le popolazioni montane, incrementò lo sviluppo
dell'attività siderurgica. D'altro canto
Scipione de' Ricci, con la revisione dei confini
diocesani e l'istituzione dei nuovi confini parrocchiali,
aveva dato il proprio contribuito alla riorganizzazione
dei territori montani. Con il XIX secolo la montagna
pistoiese tornò a vivere anni di sostanziale
emarginazione economica. Le popolazioni si videro
costrette ad abbandonare le case in cerca di migliore
fortuna e il progressivo spopolamento non venne
arginato ne' dalla costruzione della nuova ferrovia
porrettana, inaugurata nel 1864, né da
quella della linea Pracchia - San Marcello - Mammiano
del 1926. Solo dal secondo dopoguerra, con la
crescita dell'industria turistica, alcune località
hanno visto nascere nuove attività economiche
mentre altre operano attivamente per uscire da
una crisi che si è protratta per molti,
troppi anni.
CUTIGLIANO
Sede del Comune: Cutigliano (670 mt. S.l.m.)
Frazioni: Melo (1007 mt. s.l.m.), Pian degli Ontani
(858 mt. s.l.m.), Pian di Novello (1125 mt. s.l.m.),
Pianosinatico (948 mt. s.l.m.), Rivoreta (900
mt. s.l.m.).
Il Comune di Cutigliano, confinante a nord con
la Provincia di Modena, comprende i centri di
Cutigliano, Melo, Pian degli Ontani, Pianosinatico,
Pian di Novello e Rivoreta, tutti immersi in un
ambiente montano dì grande fascino tra
le cime del Libro Aperto, del Monte Spigolino,
del Monte Cimone e le valli dei torrenti Lima
e Sestaione.
Il territorio montano a Nord-Ovest di Pistoia,
abitato sin dall'età preistorica, fu occupato
dai Liguri e poi, dal Il secolo a.C., dai Romani.
L'interesse per questo settore della montagna
deriva certamente dal particolare assetto del
territorio; la frequenza di punti di valico originò
importanti vie di comunicazione note sin dall'antichità.
Lo stesso Catilina, in fuga nel 62 a C. verso
la Gallia Cisalpina, avrebbe seguito un percorso
lungo la valle della Lima e, secondo una delle
tradizioni più note, sarebbe caduto in
battaglia nei pressi di Cutigliano, che da lui
deriverebbe il nome.
In età longobarda è documentata
l'esistenza di un importante tracciato viario
che, passando da Cutigliano, valicava il passo
della Croce Arcana per dirigersi a settentrione
dopo aver trovato un punto di sosta a Fanano,
di là dal crinale, ove un monastero con
annesso ospizio è documentato sin dall'anno
752. Proprio alla posizione favorevole in rapporto
alla viabilità deve il suo sviluppo il
borgo di Cutigliano, che, come ancora dimostra
la torre campanaria della chiesa di S. Bartolomeo,
divenne parte di un vasto sistema di torri di
avvistamento e castelli che il Comune di Pistoia
volle creare a difesa di queste terre. La montagna,
durante i secoli XIII e XIV, fu coinvolta nelle
lotte tra Guelfi e Ghibellini e tra Bianchi e
Neri, finché la Bianca Pistoia, ristabilito
l'ordine nei comuni soggetti, non subì
prima la sconfitta da parte delle truppe fiorentine
e poi la Signoria di Castruccio degli Antelminelli,
che si estese ai principali borghi fortificati
montani. Poco dopo la morte del condottiero, avvenuta
nel 1328, Pistoia passò definitivamente
sotto il controllo fiorentino e così anche
la montagna, che fu posta sotto il controllo del
Capitanato della Montagna, che ebbe funzioni militari,
amministrative e giudiziarie. La sede di tale
istituzione fu prima a Lizzano, poi a Castel di
Mura e solamente dal 1373 a Cutigliano ove, allo
scopo, fu costruito il Palazzo dei Capitani. Il
principale e più difficile compito di tale
magistratura fu sicuramente quello di mantenere
l'ordine in questa zona, che, terra di confine,
si era rivelata un focolaio di continue ribellioni
e di atti di banditismo.
Sotto il dominio fiorentino Cutigliano e gli altri
comuni montani furono rapidamente pacificati,
ma tale equilibrio rivelò tutta la sua
fragilità allorché, a cavallo tra
il XV e il XVI secolo, le popolazioni locali furono
coinvolte nelle nuove e sanguinose lotte che opponevano
le famiglie pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri.
Finalmente, nel periodo del Granducato Mediceo,
la Montagna Pistoiese ricevette un nuovo assetto
amministrativo, destinato a rimanere invariato
per ben due secoli. Cosimo I infatti, nel 1556,
trasformò il Capitanato in magistratura
autonoma alle dirette dipendenze dell'autorità
del Granduca, il quale si arrogò il diritto
di scegliere personalmente il Rettore.
Con l'avvento dei Lorena e di Pietro Leopoldo,
importanti riforme interessarono la Montagna Pistoiese:
fu abolita la carica di Capitano, e il Vicario,
magistrato di nuova nomina, ebbe la residenza
a San Marcello.
In seguito a tali eventi il palazzo di Cutigliano
mantenne esclusivamente la funzione di sede amministrativa.
Al periodo lorenese risale l'apertura della nuova
strada progettata dall'abate Leonardo Ximenes
tra il 1766 e il 1778 che, superato il valico
dell'Abetone, collegò Pistoia a Modena.
Tale infrastruttura determinò la decadenza
dei più antichi tracciati viari, ma nello
stesso tempo favorì lo sviluppo di un certo
numero di attività legate allo sfruttamento
delle principali risorse della zona: acqua e legname.
Dall'istituzione del Comune di Cutigliano, avvenuta
nel 1865, ad oggi l'economia del comprensorio
si è profondamente modificata, privilegiando
una crescente vocazione turistica, che ha reso
l'intero comprensorio meta assai frequentata per
soggiorni estivi e invernali.
Capoluogo del Comune: Pistoia (65 mt. slm)
Frazioni: Collina (932 mt. slm), Valdibrana, Capostrada,
Candeglia, Pontenuovo, Santomato, Chiazzano, Bonelle,
Bottegone, Masiano, Ramini, Spazzavento, Pontelungo,
Gello, Cireglio, Le Piastre (740 mt. slm), Le
Grazie, Piteccio, Sanmommè (553 mt. sim),
Pracchia (616 mt. Slm).
ABETONE
Abetone deriva il proprio nome da un enorme abete,
tanto grande da non poter essere abbracciato neppure
da sei persone con le braccia tese, che venne
abbattuto per far posto alla settecentesca strada
Modenese. Prima di allora la località era
nota come Boscolungo, nome che oggi identifica
una delle frazioni del comprensorio comunale.
Se la storia del primo nucleo abitato dell'Abetone
è strettamente legata alla vicenda della
via Modenese, i crinali appenninici circostanti
furono interessati gin dall'antichità da
importanti vie di collegamento Sono difatti noti,
almeno dall'età romana, itinerari transappenninici
che, attraversare le montagne del pistoiese, collegavano
il nord e il sud della penisola: sembra infatti
che Annibale abbia utilizzato queste vie per scendere
in Etruria Anche se non conosciamo con esattezza
il valico scelto dal condottiero cartaginese,
una tradizione locale lo identificherebbe con
l'alta Val di Luce, a Nord-Ovest dell'Abetone,
dove si trova a 1798 mt. di quota, il cosiddetto
Passo di Annibale.
Nonostante i valichi appenninici siano sempre
stati frequentati, soltanto nel 1732 si pose mano
ad un primo progetto per una strada che, attraverso
le alte cime, congiungesse Pistoia con Emilia
Romagna. La nuova strada, voluta dal Granduca
Gian Gastone dei Medici, fu però resa carrabile
soltanto da Pistoia a Capostrada. Terra di confine
tra il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena
e la Repubblica di Lucca, la foresta dell'Abetone
divenne meta privilegiata di fuggiaschi di ogni
genere, che tra i boschi dell'Appennino trovavano
comodi rifugi e facili vie di fuga.
Con l'apertura della via Modenese, non solo sorsero
fabbriche e locande, ma intere famiglie di contadini,
ai quali erano stati concessi terreni dove costruire
la propria casa, si trasferirono in montagna per
provvedere al mantenimento della strada dando
così via agli insediamenti che oggi costituiscono
il Comune di Abetone. L'Unità d'Italia
segnò un momento critico per l'Abetone,
quando la scomparsa dei confini portò all'abolizione
delle dogane e quindi del traffico ad esse connesso.
A partire dal 1864, data dell'inaugurazione della
Ferrovia Porrettana, la strada Modenese perse
la funzione di principale collegamento tra la
Toscana e l'Emilia-Romagna. Gli anni dell'Ottocento
e i primi di questo secolo furono certamente di
crisi e l'economia locale rimase essenzialmente
legata al lavoro dei boschi e alla produzione
di carbone.
Il primo sciatore si presentò in paese
nel 1904, ma di turismo si cominciò a parlare
quando l'Abetone venne "scoperto" da
alcune famiglie della nobiltà italiana:
tra coloro che vi soggiornarono si ricorda Giacomo
Puccini, che vi possedette una villa. Un primo
vero impulso turistico l'Abetone lo conobbe negli
anni Trenta, quando l'ingegnere Lapo Farinati
degli Uberti promosse lo sviluppo della Valle
delle Pozze (oggi Val di Luce), con progetti che
miravano alla realizzazione di un grande centro
sciistico, con alberghi, piste ed impianti di
risalita. Il secondo conflitto mondiale interruppe
definitivamente i lavori nella Valle delle Pozze
e per l'effettiva valorizzazione del comprensorio
Si sono dovuti attendere anni più recenti,
quando, anche grazie alla fama dei grandi campioni
di sci Zeno Colò, Cellina Seghi e Vittorio
Chierroni, l'Abetone si trasformato in una delle
più celebri stazioni sciistiche d’Italia.
Ai grandi sportivi sono dedicate cinque delle
quaranta piste da sci che scendono dai versanti
de Le Regine, del Sestaione (1309 mt. s.l.m.),
del Passo della Selletta (1711 mt. slm.), del
Passo della Fariola (1753 mt. s.l.m.), del passo
di Annibale (1735 mt. slm.), del Monte Gomito
(1892 mt s.1.m.) e di Faidello (1288 mt. slm.).
L'Abetone è comune autonomo dal 1936.
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